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GLI STATI UNITI D’EUROPA

nel bicentenario dalla nascita di G. MAZZINI

Testo integrale. L’articolo, è stato pubblicato (in parte ridotto) sul quotidiano “CRONACA” il 02.06. 2005 con titoli:

 L’attualità del pensiero di Giuseppe Mazzini alla luce del 2 giugno

Gli Stati Uniti d’Europa? Una questione di 200 anni fa

di Luigi Bisicchia 

Celebrare in Italia una data, come quella del DUE GIUGNO, è ottima cosa, anche perché quella data ha dato la Repubblica all’Italia, e l’Italia collabora nella costruzione dell’Unione Europea, per ora allo stato avanzato di mercato comune europeo; la fase comunitaria deve aprire la strada alla Federazione europea. Con crisi ricorrenti, inevitabili, l’attuale confederazione chiamata Unione europea, dopo il voto negativo francese dei giorni scorsi al nuovo “Trattato” fra i paesi aderenti, ritorna a segnare il passo, in altre parole si potrebbero verificare alcuni passi indietro. Non c’è da stupirsi, ricordando le bizze di de Gaulle, o parafrasando antichi leader della politica contemporanea, per rendersi conto che chi è burlato, ancora una volta, è il popolo europeo.

Val la pena ricordare, agli attuali strateghi della politica d’avanguardia, qual era il pensiero di Giuseppe Mazzini in favore degli Stati Uniti d’Europa. L’attualità della concezione mazziniana, ricordata a duecento anni dalla nascita del profeta dell’Unità d’Italia, della Repubblica Italiana, dell’Alleanza Universale Repubblicana, ci rende storicamente corretti r però audaci nel considerare precursore di un disegno di pace per i popoli uniti, Mazzini, apostolo dell’Umanità una.

Giuseppe Mazzini nel gennaio I834, si era rifugiato a Berna ove fondava la Giovine Europa, il cui ideale era “l'ordinamento federativo della Democrazia europea sotto un'unica direzione " e la consacrava con una simbolica cerimonia, alla quale parteciparono 18 giovani di varie nazionalità.

Cito, per l’attualità, l’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal primo gennaio 1948:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Quest’articolo della Costituzione racchiude quanto poteva essere il pensiero di Mazzini, aggiornato all’attualità. Simili rinunce a favore della collettività dei popoli sono presenti anche in diverse Costituzioni europee. Quella francese del 27.10.1946, afferma che la Repubblica francese non inizierà nessuna guerra di conquista e non impegnerà le sue energie contro la libertà dei popoli (in realtà è parafrasato l’impegno esistente già nella Costituzione rivoluzionaria del 03.09.1791).

Anche la legge fondamentale della Repubblica federale tedesca del 23.05.1949, dichiara, all’art. 26 che sono punibili, perché anticostituzionali, gli atti provocati dai propri cittadini che possono turbare la pacifica convivenza dei popoli.

Anche a livello internazionale l’ONU aveva proclamato come atto di fede la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, nell’eguaglianza degli uomini e delle donne, e di voler realizzare, nella pace, la cooperazione internazionale.

La Giovine Europa di Mazzini era stata fondata a tre anni di distanza dalla Giovine Italia e mirava, coi medesimi mezzi, compresa la lotta segreta cospirativa, ad un ripristino corretto dei confini delle piccole patrie. “Il concetto della Giovine Europa io l'aveva da gran tempo, - afferma Mazzini - da quando cacciava le basi della Giovine Italia”

Mentre in Europa c'erano popoli che soffrivano la tirannide dei loro monarchi e la schiavitù esercitata da altri paesi, non ci si poteva fermare alla crociata per la indipendenza e l'unità del proprio paese. Bisognava spezzare i sistemi diffusi di oppressione e di occupazione, imperi e imperatori in tutte le altre parti d'Europa, bisognava estendere il piano di organizzazione segreta agli altri popoli oppressi, anzi stringersi ad essi, con “patti federativi” per resistere meglio agli oppressori. Su questa via cominciò con un lavoro ardimentoso i futuri progetti indirizzati agli Stati Uniti d'Europa, fondando, nello stesso anno I834, la Giovine Svizzera che ebbe anche un organo di stampa: “La Jeune Suisse”. La Giovine Europa si presenta con un volto nuovo, richiede una organizzazione che abbia “concorso e associazione d'intelletti e lavori d'applicazione a tutti i rami dell'attività sociale, e studi profondi, e concertati intorno alle razze e alle origini storiche per cercarvi la missione che la nuova epoca assegna ai diversi popoli, e dedurne il futuro ordinamento europeo "

Mazzini ripone le sue fiducie nella vittoria che queste Sante Alleanze dei Popoli sapranno riportare sulla Santa Alleanza dei re, e crede all'Europa dei popoli che si innalzerà su quella dei re, all'Europa dei liberi ed eguali, che sorgerà sulle rovine dell'Europa degli schiavi e del privilegio:

... Abbiamo scelto quel nome di Giovine Europa in opposizione alla vecchia (Europa) perché quel nome è per sé solo un programma, perché contiene in una parola una protesta generale contro lo stato attuale delle cose e l'annunzio di un nuovo elemento, giovine, com'é quello del popolo”.

L'organizzazione democratica e repubblicana di Giovine Europa, retta da un “collegio d'intelletti” che dovrà dirigere la “direzione generale del moto europeo”, non è che il primo passo verso la “federazione repubblicana”, nella quale “i popoli d'Europa, avendo conquistato il libero esercizio della loro sovranità” saranno associati, “per dirigersi sotto l'impero di una dichiarazione di principi e d'un patto comune allo stesso fine".

La nuova ideologia di Mazzini è il tentativo di fare “uniti” gli Stati d’Europa, e trova riscontro nella unità delle tendenze, prorompente da ogni parte da' tentativi politici, religiosi, filosofici, letterari e nell'impossibilità, anche in quell'epoca, di poter procedere da soli, isolatamente, all’interno dei singoli stati nazionali, o di poter fondare la libertà propria sulle conquiste di terre e beni altrui, come successivamente si è verificato che alcuni stati nazionali europei sono diventati colonialisti anche all’interno dell’Europa.

“L'azione dei secoli è prepotente. - prosegue Mazzini - e i secoli hanno decretato la unione. E’ a spegnere il pensiero unitario che preme in Europa converrebbe spegnere tutta la nuova generazione, cancellare la storia di mezzo secolo... e distruggere la stampa, parola dell'umanità”. L’opposizione al pensiero di Mazzini si esternava in due modi: chi lo accusava “di favorire la distruzione d'ogni spirito nazionale, di ogni carattere individuale dei popoli”, e chi disdegnava parlarne perché vedeva solo la “stranezza e di sogni utopistici”. A queste ironie rispose Mazzini: “I primi confondono la indipendenza di una nazione col suo isolamento intellettuale, ed é errore di mente; i secondi disperano degli uomini, e delle cose, - ed é difetto di cuore”.

Migliore anticipo intellettuale del federalismo europeo d’oggi non poteva esserci: la diversità dei popoli e delle nazioni non è distrutta o alienata nel sistema federativo, ma è fatta coesistere nell'unità sopranazionale (e questa risulta essere l'unica forma possibile per mantenere vivi gli usi i costumi e le tradizioni alle rispettive comunità civili anche d’interesse localistico); i valori etico-religiosi delle piccole patrie, non più isolati, col federalismo si aprono e, nell'aprirsi alle altre realtà sociali, si temprano e si accrescono, garantendo ancor più l'indipendenza dei singoli paesi. Mazzini è anche preso da un puro misticismo religioso, quasi attinto alle fonti dell'universalismo cristiano: “Siamo tutti figli di un solo Dio, discendenti di una sola stirpe, governati dalla stessa legge provvidenziale, membri della umanità e per suo mezzo, viviamo impariamo, progrediamo”; e quindi, proprio perché tutti i popoli sono fratelli, Mazzini insiste, non si può tollerare che anche uno solo di essi sia torturato dall'oppressione del potere o discriminato dalla superstizione religiosa.

Vi è in Europa del fermento non solo politico, che coinvolge anche la materia economica, i cui interessi vanno estendendosi, al pari di quelli letterari, specialmente in Italia, in Francia ed in Inghilterra.

Dice Mazzini che è: “sentita la necessità di abbattere tutte le barriere, opposte allo scambio dei prodotti agricoli e manufatti dei paesi”, e sostiene la tesi della “libertà di commercio per le nazioni e la sua facilitazione per mezzo di un sistema di relazione, sia per mare, che per fiumi o per terra, destinato ad avvicinare o a riunire le nazioni”.

Molti anni dopo si ebbe la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio), e poi la CEE (Comunità Economica Europea), ed oggi ancora riscontriamo un Mercato comune allargato a 25 Paesi (ovvero stati nazionali) riuniti nella Confederazione dell’Unione Europea.

Mazzini prende posizione critica, affermando anacronistica la politica delle Nazioni indipendenti e sovrane, perché la storia europea che sta per cominciare, mentre “la storia delle nazioni sta per finire”. Nel suo esilio a Londra Mazzini lavora per la convocazione di un Grande Congresso Europeo, che dovrà riunire tutti quanti tentano l'indipendenza e l'unità dei loro paesi e dell'Europa: “Questa missione, sospesa per poco... oggi noi la compiremo, e il tempo è vicino. Noi vi chiamiamo fin da oggi al Gran Congresso Europeo, in cui tutti i popoli, fratelli nostri verranno a conchiudere la loro alleanza, a fare riconoscere i loro diritti, a costatare i servizi, che ognuno d'essi ha resi, e può rendere, a quella civiltà popolare della quale la Repubblica Europea è chiamata ad affrettare il progresso e a raccogliere il frutto”.

Per realizzare il Congresso europeo Giuseppe Mazzini dà origine ad un “Comitato Centrale Democratico Europeo”, che ha come membri per l'Italia lui stesso, per la Francia Ledru-Rollin, per la Germania A. Ruge, per la Polonia A. Darasz e per l'Ungheria Kossuth. Il Comitato s’impegna a diffondere le idee unitarie e repubblicane, pertanto viene fondata una associazione apposita: “L'Alleanza Universale Repubblicana”, escludendo da essa quanti non credono negli Stati Uniti d'Europa: “Tutti coloro che credono impossibile l'attuazione del Governo repubblicano in Italia, la formazione degli Stati Uniti d'Europa, fondamento dell'universale fratellanza dei popoli, non possono far parte di questa Associazione” (dallo Statuto).

Divagando sulla natura dell’uomo, noi con Mazzini riteniamo che l'uomo non deve restare isolato, deve vivere e collaborare con gli altri della comunità civile. L’isolamento è un fatto il più delle volte di egoismo e di narcisismo. Per estensione, lo stesso discorso vale per lo stato nazionale.

L’individuo è obbligato a fare un patto di convivenza col proprio simile autolimitandosi, cioè contenersi nel proprio spazio vitale, quindi rispettare le regole comuni e precedentemente accettate dagli altri cittadini, sia pure nel rispetto di possibili ordini di priorità nelle proprie relazioni ideali e motivazioni d’ordine pratico. In cambio di questi adempimenti, che potrebbero essere sviluppati e sottoscritti da trattati e da convenzioni, il singolo cittadino spera di avere garantita la propria “libertà” senza alcun danno per la libertà altrui, semmai creando vantaggi per entrambi le parti.

Il Mazzini va modernizzato nei termini d’uso comune della parlata attuale, essendo i concetti e la sostanza ancora vitali, come si conviene nelle citazioni precedenti, Mazzini abbina il problema italiano della Repubblica con la costituzione degli Stati Uniti d'Europa. “Si, finalmente -….- noi vogliamo gli Stati Uniti d'Europa, l’Alleanza repubblicana dei popoli”.

Noi rileviamo che Mazzini, parlando di popoli racchiusi in sovranità nazionali da unire, mai parla di stati sovrani, e non rinuncia coscientemente a trasferire tale sovranità al superStato (che correttamente chiamiamo “federazione europea”), Stato federale che democraticamente nasce dall’unione costituzionale democraticamente voluta dai popoli.

Mazzini insiste nel cercare la soluzione ideale per questi tormentati popoli europei, affinché non siano più schiavi, o aggiogati al carro egemonico di una o più nazioni, in questo senso considera sovrani i popoli che hanno riscattato la libertà dallo straniero; e ciò sempre in armonia coi suoi principi democratici e repubblicani.

Mazzini ha chiaro il pensiero in relazione alla sovranità, cioè uguaglianza e libertà dei popoli: “Senza Popoli non può esistere Alleanza di Popoli. E questi popoli devono stringerla leale e durevole, essere liberi ed eguali, avere coscienza di sé, affermare la propria individualità e il proprio principio: essere insomma nazioni...”.

Affinché non ci siano equivoci, ecco come precisa la parola nazione: “La Nazione è, non un territorio da farsi più forte aumentandone la vastità, non una agglomerazione di uomini parlanti lo stesso idioma e retta dall'iniziativa d'un Capo, ma un tutto organico; per unità di fini e di facoltà, vivente d'una fede e di una tradizione propria, forte e distinto dagli altri per una attitudine speciale a compire una missione secondaria, grado intermedio alla missione generale dell’umanità”. 

Certo Mazzini non parte da un singolo Stato assolutamente sovrano, né può, quindi, pervenire ad una concezione perfetta dello Stato sopranazionale secondo la concezione moderna: in quell'epoca, lo stato nazionale non aveva ancora assunto i mostruosi aspetti del XX secolo (nazismo, colonialismo, …) e lo stato sovrano, nel XIX secolo era, al massimo, nella sua piccolezza e molteplicità un possedimento di boriosi feudatari, eredi di dinastie medioevali, o modesti troni di monarchi ignoranti, e in parte intriganti.

Però Mazzini supera l'angusta visione di una unione europea come semplice somma delle singole nazionalità, pertanto, anche se la forma non è perfettamente sopranazionale come la intendiamo oggi come frutto della concezione giuridica moderna; la sua concezione riunisce nella grande repubblica europea, popoli “indipendenti quanto alla loro missione interna”, cioè a dire, dipendenti dal Super-Stato per ciò che a questo è stato delegato, come delega principale la politica estera (e quindi, ovviamente, la difesa per correre ai ripari da eventuali minacce nemiche).

Ricordo che lo stesso cammino per la formazione delle nazionalità, secondo Mazzini, è una tappa verso l'unità dei continenti, e questa, a sua volta, è il fondamento di una universale fratellanza dei popoli. Gli ideali di nazionalità e di indipendenza, se non si rinsaldano in un'unità superiore, quella europea, e questa a sua volta nell'Umanità universale, minacciano di “andare tropp'oltre e guastare la fratellanza dei popoli, e divenire segni di dispersione, emblemi di guerre fratricide”.

Patria e Umanità vanno egualmente rispettate: e bisogna non violare l'una a profitto dell'altra, ma “bisogna organizzarle, porle in concordia, farle giovar tutte al più presto conseguimento dell'intento comune”.

Sono aperte le porte per l'iniziativa favorevole agli Stati Uniti d'Europa; il federalismo odierno non è che lo sviluppo, in termini giuridici più perfetti, di vecchie seminagioni risorgimentali, ovviamente non solo mazziniane. La traduzione in attualità delle concezioni politiche che travagliarono la vita e i progetti di Giuseppe Mazzini, e di altri suoi contemporanei, ci permette di rivedere alcuni fatti storici oggi, per anni contaminati da menzogne premeditate e da rivalità settarie, ormai del tutto superate.

Una rilettura di Mazzini, oggi, può fare solo bene ai cittadini di buona volontà, di varia tendenza ideologica purché democratica; cittadini che dicono di cercare la fraternità dei popoli e la pace per l’Umanità.

 

Luigi Bisicchia

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