CENTRO STUDI EUROPEO

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Documento n. 02/2004 

In occasione delle elezioni europee del 2004 

il CENTRO STUDI EUROPEO e la Direzione di EVOLUZIONE EUROPEA 

hanno proposto ad amici e conoscenti il seguente testo per una riflessione politica e umana

 LA PACE RAGIONATA

manifesto per la ricerca di vere soluzioni

 La pace non la si trova dietro l’angolo, va mediata scrupolosamente, e con pazienza infinita, perché le persone interessate, che possono danneggiare qualsiasi trattativa seria, e alterarne i fini sociali e umani, si trovano spesso a livello culturale diverso, ideologico, religioso e morale, con larghe dosi di sospetti, riserve mentali e razzismo; ecco perché non serve dire “pace” e tranquillizzarsi l’animo, serve convincere i vari livelli che si può raggiungere la pace se si discute sul piano di parità, allo stesso livello di interessi, sullo stesso piano di forza, come il missionario non può competere col mercenario, lo storico non può competere con l’analfabeta.

Occorre spesso alfabetizzare le persone per aprire le strade politiche che portano alla pace.

01) Nel 1970 vi è stata una presenza europeista alle elezioni amministrative e regionali, e fra i maggiormente impegnati ricordiamo alcuni giovani repubblicani federalisti europei, seguaci di Altiero Spinelli, fondatore del Movimento Federalista. Venne realizzata una audace presenza elettorale con temi sull’Unità Europea e sul Mundialismo, per giungere alla pace vera.

Ricordiamo uno dei pochi casi in cui si pose l’attenzione primaria alla convivenza civile fra i popoli, nella ricerca della pace fra i popoli. Quei giovani democratici misero in secondo piano gli altri temi, quali la programmazione locale, il piano regolatore, l’allargamento dell’autostrada, il funzionamento del servizio sanitario locale, l’ospizio per gli anziani, altri temi e non ultimo il rifacimento dei marciapiedi. Quella presenza rimase storica, perché non venne quasi più ripetuta in elezioni successive. Le corse ebbero altri interessi, non più lo stesso entusiasmo e lo stesso stile.

02) Rinasce oggi la volontà di sparuti gruppi di cittadini di riprendere il discorso ambizioso della ricerca della pace attraverso l’ideale delle aggregazioni sociali, utopico ma civile, non costoso ma che fa vedere lontano. Cittadini stanchi della minestra riscaldata fornita da politicanti che si riciclano con vesti diverse. Cittadini che riprendono a discutere sui limiti dello stato nazionale, sui danni del potere assoluto e sulle votazioni a maggioranza senza veti e a tutti i livelli.

Questi uomini liberi cercano di organizzarsi in Consociazioni. Essi ripropongono i temi essenziali della convivenza civile e si riconoscono nel testo integrale della Costituzione della Repubblica Italiana, sorta il Due Giugno 1946.

03) Il Centro Studi Europeo favorisce il crearsi di Consociazioni di liberi cittadini senza vincoli d’interesse personale e di clan, cittadini che fanno propri i dettami dell’art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

(Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal 01.01.1948).

04) Qualsiasi Consociazione, rinata in qualsiasi città d’Italia, o d’Europa, apre il dialogo a tutti i democratici che riconoscono infame la guerra e, nella rilettura dell’art.11 della Costituzione, sono consci che è possibile promuovere alleanze fra i cittadini europei per la difesa pacifica delle proprie tradizioni nelle proprie realtà, in un libero confronto dialettico dove le pari opportunità sono rispettate in senso integrale, e si concretizzano, strada facendo, alcune strategie per avviare serie trattative per la Pace nei tempi lunghi, se non perpetua. Questi presupposti aprono la strada alla sopranazionalità vera e irreversibile, e la prima tappa ha nome Stati Uniti d’Europa.

05) Il Centro Studi Europeo ritiene che il cittadino europeo debba essere sempre presente nelle scelte civiche, in modo attivo e passivo, proponendo, correttamente e fermamente, in tutti gli aspetti e a tutti i livelli della vita civile, le pari opportunità, nella vita amministrativa e politica, dal comune alla provincia, dalla regione al territorio nazionale, a quello internazionale o, dove esiste, a quello sopranazionale.

06) Le pari opportunità vanno intese in senso integrale, quindi nessuna discriminazione fra uomo e donna, ma anche nessun razzismo in tutte le altre circostanze in cui il singolo cittadino di un paese si confronta con altri di altri paesi, seppur diversi per lingua, religione o ideologia.

07) La reciprocità diventa un concetto basilare che non può valere solo per i cittadini che vivono nel territorio italiano, ma deve valere anche per tutti i cittadini italiani che si trasferiscano in qualsiasi altro paese dell’Unione Europea, o di paesi Extracomunitari. Tutti i Paesi devono riconoscere le pari opportunità sancite dalla democrazia e rese effettive dai governi che rispettano e difendono, a livello internazionale, i diritti civili.

08) Le norme delle pari opportunità applicabili ai provenienti in Italia dall’estero nei vari casi oggettivi (motivi di lavoro, di studio o di turismo e rappresentanza) vanno pretese dagli italiani che si recano all’estero, per analoghi motivi di lavoro e/o di studio o vacanze.

09) Solo il rispetto della reciprocità nei rapporti fra gli Stati nazionali può garantire, ai rispettivi popoli, una felice convivenza nei rapporti globali, e pertanto si possono avviare seri accordi per la cooperazione solidale e la pacifica convivenza. Il rispetto reciproco favorisce la cooperazione a tutti i livelli, e in senso integrale.

10) Si ritiene che resti sempre aperta la disponibilità alla collaborazione internazionale con tutti i popoli retti da governi che riconoscono i diritti civili e umani, nei cui paesi vi si esercita una democrazia pluralista. La collaborazione deve poggiare sulla reciproca solidarietà (morale, materiale e riconoscimento dei diritti civili, affinché l’eventuale aiuto finanziario fornito vada a favorire realmente il superamento del sottosviluppo e l’emancipazione della società locale considerata in difficoltà, al fine di evitare che vengano riempiti gli arsenali di armi, come è avvenuto, nel recente passato, in qualche paese in via di sviluppo.

11) Il C.S.E. si adopera ad aiutare, almeno moralmente e democraticamente, i cittadini di paesi retti da sistemi autoritari, per il ripristino delle libertà fondamentali, nel rispetto della democrazia.

12) Le Consociazioni di uomini liberi e socialmente cooperatori, studiano soluzioni concrete per evitare il sistema “elemosina” nell’aiuto ai bisognosi nostrani e stranieri, e cercano di risolvere il problema del lavoro e della fame del mondo nel modo più civile e dignitoso. Si ritiene che gli abitanti originari e residenti dei Paesi in via di sviluppo possano crearsi, in loco, le condizioni economiche e morali favorevoli all’applicazione di sistemi produttivi, gestiti direttamente sul loro territorio, anche se inizialmente assistiti da aiuti temporanei forniti da tecnici specializzati, provenienti anche dall’Europa, e possessori di tecnologia internazionalmente avanzata.

13) Il C.S.E. si pone l’obiettivo di superare la spaccatura mondiale sul globalismo (global/nonglobal) per far superare veramente qualsiasi forma di disagio (fame, salute, disoccupazione) mantenendo ciascun Popolo nel suo Paese. Metodo scientificamente serio perché riscatta l’individuo bisognoso, sottrae la soggezione allo straniero e toglie la dipendenza di tipo politico, ideologico e religioso. L’intervento esterno (sotto il controllo di Organismi internazionali riconosciuti) deve avere valore solo costruttivo e democratico, in modo da rendere i “disagiati” gradualmente liberi cittadini coscienti di operare nel proprio Paese. Solo in questo modo l’aiuto serve per raggiungere, a livello Umanità, la preparazione opportuna di gente diversa per riconoscersi, con meritato orgoglio, dignitosamente cittadini della Comunità internazionale.

14) Il Centro Studi Europeo invita i suoi soci e gli amici ad occuparsi dei problemi quotidiani nella vita civica del proprio Paese, a tutti i livelli. Diventa così possibile informare i cittadini che può essere garantita la propria tradizione, usi e costumi, solo se viene avviato il sistemi di aggregazione continentale, con riflessi internazionali che escludono la guerra, e propongono soluzioni pacifiche a qualsiasi controversia, operando col confronto diretto e con l’accettazione preventiva delle deliberazioni a maggioranza, scelta che favorisce le soluzioni pacifiche a tutti i livelli.

15) Il Centro Studi Europeo favorisce le aggregazioni continentali e, a livello mondiale, auspica una riforma delle Nazioni Unite in senso politico, nell’interesse dei popoli e della pace mondiale.

 

Testo approvato all’unanimità dal C.S.E.

Cremona, 03.04.2004

 

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